venerdì 18 giugno 2010

CPC come indice di competitività SEO

Chiunque di occupi di SEO in modo professionale si trova un giorno a porsi la fatidica domanda: come posso fare un preventivo in modo corretto? Dove per corretto si intende un preventivo che abbia un prezzo considerato equo dal cliente, consenta di stare nei costi di produzione e possibilmente di avere un margine.

Naturalmente, è possibile rispondere a questa domanda analizzando i competitors che si sono posizionati nei motori di ricerca per le keywords di interesse, valutando correttamente la posizione di partenza, confrontando i costi con il potenziale di ciascuna chiave obiettivo.

Tutto bello, tutto fattibile, ma non sempre è possibile o consigliabile investire ore di analisi per la sola formulazione di un preventivo che non è detto sarà accettato. E quindi?

Ultimamente ho fatto dei test sulla correlazione tra il tasso di difficoltà di posizionamento di una keyword ed il suo valore PPC. Dai dati risulta evidente che non tutte le keyword con un costo PPC alto sono estremamente competitive ma, di certo tutte le keyword competitive tendono ad avere un costo click elevato.

Per questa ragione ho iniziato a considerare il costo per click una cartina tornasole. Questo non per fare un preventivo SEO che dimostri al cliente che posizionandosi spede meno che a continuare con il PPC, SEO e SEM infatti hanno ruoli e finalità differenti, non sono in competizione.

Le premesse del mio studio sono state le seguenti ipotesi:
  • se il CPC è alto significa che esiste competizione per essere presenti per la keyword;
  • se il CPC è alto significa che la keyword è difficile da posizionare e chi non riesce a scalare le SERP punta sul PPC per ovviare alla mancanza di competitività.
Vi terrò aggiornati sulle verifiche empiriche che seguiranno!

mercoledì 16 giugno 2010

Google nfpr: No Flipping Poxy Results

Il buon Matt Cutts sembra essere un fan fiero e sfegatato di questa funzionalità piuttosto aggressiva che è stata introdotta in Google da lui stesso sopranominata "Spellmeleon" (il codename interno allo staff di sviluppo di Google sarebbe Chameleon).

Si tratta di una funzionalità del gruppo spell-checking features, ovvero facente parte di quel gruppo di controlli che il motore di ricerca effettua sulle keyword prima di utilizzarle per cercare una corrispondenza nei suoi indici.

Cosa cambia:

Fino a questo momento, se sbagliavate a digitare una parola all'interno di una query di ricerca, Google vi fornirva dei risultati e si limitava a suggerire una migliore ricerca contenente la parola corretta.

Ora invece, il motore di ricerca analizza le vostra ricerca e se trova degli errori di digitazione, fornisce direttamente i risultati derivanti dalla parola chiave corretta accodando quelli per la parola chiave sbagliata.

Questo facilita la vita dell'utente che non sempre sa come scrivere correttamente certe parole, specie se straniere, e complica la vita ai marketing spammers che sfruttavano il misspelling per ottenere traffico.

Volete fare una prova? prego:

Questa è la struttura dell'URL di una query ordinaria
Circa 5.990.000 risultati (0,11 secondi)

Questa invece è la struttura dell'URL con il parametro nfpr attivo:
Circa 21.400 risultati (0,08 secondi)

Stessa query, un numero sensibilmente differente di risultati.
Buon divertimento!

ps: potete leggere un precedente articolo che trattava il tema da un'altra prospettiva: quella dei suggerimenti di Google.

Cerca invece: nuovo suggerimento di Google

Stavo effettuando delle ricerche online per un cliente quando mi sono imbattuto in questo suggerimento di Google: "Cerca invece".


Come potete notare non si tratta del più comune "Forse cercavi" che suggerisce il fatto che l'utente potrebbe aver sbagliato a digitare. Questo nuovo tipo di suggerimento invita l'utente a cercare con diverse parole le informazioni di cui ha bisogno. Google insomma sembrerebbe essersi evoluto, non si limita ad utilizzare le parole chiave dell'utente per restituire dei risultati pertinenti, analizza il contenuto della stringa di ricerca e consiglia all'utente una strada differente che potrebbe restituire risultati maggiormente interessanti.

Seguendo le indicazioni di google e cliccando sulla stringa suggerita sono approdato a questa pagina:



Come potete notare in questa seconda pagina è presente il più comune suggerimento "forse cercavi". In effetti avevo scritto male una parola e sono stato prontamente corretto.

Questo piccolo fatto è a mio modo di vedere interessante, soprattutto se messo in relazione con la comparsa della Wonder whell. Segno di un adattamento del motore di ricerca numero uno che sta cambiando non solo la pelle, ma anche il DNA. Google infatti non nasce come un motore di ricerca semantico ma sembra più orientato a divenirlo.

PS: Un approfondimento tecnico sul controllo degli errori di digitazioni nelle query di ricerca operato da Google lo trovate in questo articolo sul parametro nfpr